– Lo strano caso di Kasu –

Questa è una storia che nessuno vi racconterà mai  benché se pur straordinaria, le persone che ve ne hanno preso parte la ritengono cosa da poco.
Vi narrerò del primo Giapponese a far visita a Cittanova di cui possiamo avere una testimonianza, vi racconterò di Kasu  21 anni di cui 5 passati a girovagare per il mondo. Kasu che aveva così tanti visto sul passaporto che l’ha dovuto cambiare, Kasu che rideva  e si copriva la bocca e che… insomma ci arrivo piano piano.

Il dove 

Cittanova non è certo quella che potremmo definire un oasi dell’ospitalità o un eccellenza nella filiera turistica: insomma siamo e restiamo gente di bassa montagna, aperti si ma al contempo gelosi della nostra aria e della nostra acqua (così non jamu a nuda vanda :/) . Infatti fosse per i Cittanovesi , quelli del tipo più tradizionale, il nostro bel paese non sarebbe mai arrivato  nella terra del sol levante.  Dobbiamo ringraziare Becky e Rocco. Certo non solo per Kasu ma anche perché la loro bambina è  la prima ad essere stata concepita e partorita in casa a Cittanova dagli anni 70 ad oggi. Un evento dal forte peso simbolico, uno di quei segni ben augurali per una comunità così in affanno. Comunque ritorniamo a Kasu, che questa è un’altra storia.

Rocco e Becky dicevo, sono da tempo, che ci crediate o meno, all’interno di un circuito internazionale di ospitalità reciproca. Idea molto semplice (geniale poi come tutte quelle di questo genere) che si può riassumere così : mi iscrivo al sito Www.couchsurfing.com e fisso dei parametri entro i quali accetto ospiti a casa mia  in maniera del tutto gratuita  con i quali condivido ciò che ritengo opportuno ( ad esempio quando a Kasu hanno detto che poteva utilizzare la lavatrice, la sua gioia era davvero grande!) o ricerco case nelle quali essere ospitato. L’ospite lascia una recensione che diventa il cuore  dell’intero meccanismo: se avrò recensioni positive sarà più facile per me essere ospitato a mia volta e al contrario recensioni negative scoraggeranno le case ospitanti ad accogliere un nuovo viaggiatore. Semplice vero?

Capirai  finalmente che la storia ha dello straordinario ed è in effetti fuori dalla comune idea di viaggio e  perché no, sconfina in importanti domande circa la fiducia verso l’intrinseca natura umana e la solidarietà reciproca e gratuita.  Certo è, che per Rocco e Becky , quello che per noi appare così curioso viene vissuto con una normalità del tutto disarmante.

Viaggiatore spaziale

Scopro di Kasu per caso durante una delle mie visite improvvise (e se questo tipo di battute ti ha stancato pensa come si è  sentito il poverino dopo un ora e mezza di chiacchierata nelle quali l’interlocutore non faceva che fare rime con il suo nome e ridere).

Quando Becky apre il portone vedo nella stanza che viene usata solitamente come ripostiglio/laboratorio un grosso zaino da campeggio e la luce accesa. Chiedo, credendola cosa non improbabile visto che molti amici Inglesi vengono a farle visita , se abbiano ospiti. Mi risponde di si, che hanno “Kasu”.

Lettore non ho vergogna anche se dovrei, nel dirti che pensavo che quello fosse il nome di un animaletto, un criceto, un porcellino d’india o al massimo di una capretta, e non certo di un uomo: che diavolo di nome è “Kasu”(trad. Formaggio).

Gridai allora “Kasu ihu ihuu” un paio di volte ma senza aspettarmi una risposta diversa da un innocente “beeee” difatti non ottenendone alcuna, credetti che fosse quantomeno un eccentrico gioco di parole.

Salimmo sopra  e iniziammo normalmente la nostra conversazione, incentrata principalmente sull’allora figlia unica della coppia, bambina splendida ed amabile, prima di passare alle così amate discussioni sulla natura umana e sull’arte.

Mentre bevevamo il nostro tè la porta della cucina si apre e vedo entrare un  giapponese magro e giallino (è l’ultima giuro).
Arrossisco perché avevano davvero un ospite ma non del tutto convinto chiedo “E chistu cu è? ”  “Kasu” mi viene ripetuto, ospite il quale da bravo figlio del sol levante, si inchina.

“Kasu di pecura o di vaccina?” (Trad. Formaggio di capra o di mucca)  quando cerco di spiegargli perché rido la cosa non sembra più così divertente: pessimo modo di accogliere un ospite e pessima figura: lo scriverlo è  in effetti il mio modo di fare ammenda ad un tale incivile comportamento.

Sapessi quante e quante domande  mi sono subito frullate per la testa. Chiedo quindi in maniera molto rispettosa se fosse disposto a rispondere ad alcune di esse, e per fortuna lo era, certo non entusiasta , ma un nipponico che esulta è raro a vedersi.

Una storia grande quanto uno zaino

Pagina del passaporto di Kasu

Pagina del passaporto di Kasu

 

Dopo la fine delle scuole medie comincia subito a fare alcuni lavori saltuari. Che non abbia intrapreso il corso di studi superiori ci racconta di come nelle nazioni più evolute, dove le differenze salariali sono pressoché  nulle, i giovani che accedono agli studi avanzati, lo fanno per vocazione non certo abbagliati da possibili cospicui e facili guadagni. Questo sistema come capirete, produce professionisti altamente motivati  oltre che alla pressappoco assenza di studenti fuori corso.

Quasi subito inizia a visitare il Giappone in lungo e in largo grazie a ciò che aveva guadagnato e a ciò che i genitori gli corrispondevano (aiuto che comunque ha ricevuto in altre occasioni, sia detto per infrangere i sogni di qualche lettore per viaggiare  pur in maniera quanto più possibile frugale, il denaro serve). Quando ritiene di aver visto tutto del Giappone, parte per la Tailandia.

Decide che se vuole viaggiare per il mondo deve per forza conoscere l’inglese. Dalla Tailandia vola alla volta della Nuova Zelanda e vi rimane  5 mesi, tempo che gli basta a completare ciò che aveva imparato sui banchi di scuola.

Dalla Nuova Zelanda ritorna in Tailandia per dirigersi poi in Iran. Lì tuttavia incontra grosse difficoltà a causa della guerra e fa una virata verso l’Afghanistan e da li poi verso il Pakistan. Vive dei suoi risparmi e di ciò che la gente gli dava.

Tutti questi spostamenti hanno un costo ed è rimasto con pochi soldi quando arriva in Turchia. Lì con ciò che gli rimane in tasca compra un ukulele con cui inizia a fare l’artista di strada. Dice, ridendo, di essere un artista di strada professionista, ma secondo me era ed è una chiavica ma si sa come sono io nel capire le persone.

Comunque il fare l’artista di strada si dimostra una scelta vincente che gli permette di guadagnare dai 20 ai 30 euro al giorno. Riesce a fare fronte alle sue spese personali e risparmiare quanto gli serve di volta in volta per i biglietti aerei e ferroviari.

Il suo arrivo in Europa coincide con la scoperta di poter essere ospitato gratuitamente, e di sperimentare quindi un nuovo tipo di soggiorno “frugale” il “couchsurfing”.

Percorre il sud-est europeo fino ad arrivare in Bulgaria. Lì una notte viene derubato di tutto, okulele compreso. Rimane con solo ciò che aveva addosso ed il telefono.  Grazie ad esso riesce a farsi aiutare economicamente dalla madre, che durante le sue migrazioni è sempre rimasta in apprensione, mentre il padre troppo preso dalla sua azienda non si è mai curato di un figlio di cui non condivide affatto il comportamento (e in questo i padri asiatici sono uguali i nostri).

Chiedo se abbia mai avuto paura. Ci pensa un po, capite ci deve pensare deve scavare nella propria mente prima di rispondere. Confessa in maniera incerta di aver avuto vagamente paura qualche volta, ma che comunque non è mai andato incontro alla violenza di alcun tipo.

Piccola digressione: il mio inglese fa davvero pena. Se ci siamo capiti, lo dobbiamo a Becky e Rocco una di madrelingua e l’altro pure, e per fortuna!! Poiché sappiate che con un giapponese mimare le cose a gesti non funziona per nulla.

Riprendiamo il filo del discorso. Si,ecco: ad un certo punto mi dice che lui capisce semplicemente guardandole negli occhi se ci si possa fidare o meno di una persona. Ripeto la sua frase per vedere se ho capito bene, e lui con la calma che lo contraddistingue conferma. Ora, solo perché una cosa risulta a me impossibile non significa che lo sia in senso assoluto. Certo però che serve un gran fegato per fare una cosa del genere, certo anche per viaggiare il mondo con uno zaino in spalla ce ne vuole, ma per fidarsi di qualcuno dopo una sola occhiata ce ne vuole davvero molto.

A proposito di zaino chiedo cosa ci sia nel suo. Si tocca il mento, quella barbetta rada e nera tipica degli orientali, raccoglie nella sua mente il contenuto e aiutandosi con le dita come a tenere il conto mi elenca la presenza di:

  • una tenda
  • un sacco a pelo invernale
  • un tappetino (si mette sotto il sacco a pelo per non far salire l’umidità dal terreno)
  • un impermeabile
  • spazzolino, pettine e l’occorrente per la pulizia personale
  • caricabatterie
  • un libro
  • e due paia di ogni cosa, quindi 2 paia di mutande, due di calzette due pantaloni e due magliette, incluse quelle che indossa.
Candidamente, che non è lo stato avanzato di una malattia sessualmente trasmissibile, dice che alle volte passa due settimane con gli stessi vestiti.
Quindi si può fare! Capito mamma? Capito che tutte quelle volte che mi costringevi a cambiare i miei pantaloni preferiti anche se non volevo, avevo ragione io?
Aveva mani delicate e curatissime, un viso luminoso, capelli in ordine, non fatevi strane idee Kasu era normalissimo secondo i canoni comuni.

L’incontro con l’Italia

Per la maggior parte dei suoi spostamenti si è affidato con successo all’autostop. Cosa che a suo dire ha funzionato benissimo, la prassi è semplice: basta mettersi sulla strada giusta, fermarsi e alzare il pollice. Meccanismo che però in Italia si è inceppato.

Emmanaja in italia neppure l’autostop funziona!

Dice che dalla Slovenia a Trieste ci ha impiegato 2 settimane, davvero troppo a suo dire tanto da farlo desistere dal continuare in autostop.

“Ho dovuto” dice in un inglese sempre pronunciato a denti strettissimi “comprare i biglietti” alzando le spalle sconsolato.
Dopo Trieste, Venezia, Perugia da parenti dice, Roma e poi Reggio Calabria. Da Reggio ripiega verso Cittanova, tagliata fuori da ogni possibile giro turistico di medio interesse se non fosse per il buon cuore dei miei amici. Definisce gli Italiani gente molto ospitale e sorridente. Per fortuna non capisce una sola parola d’italiano e non ha potuto leggere i post su facebook di quella casta di scontenti e lamentoni che sono i detrattori principali di questo nostro paese.

E a una volta a Cittanova?

In maniera del tutto autonoma e con il solo ausilio della sua esperienza si avventura dapprima nell’abitato, poi a Vacale e riesce persino ad arrivare alla croce su a monte Cucudo (che se non fosse per quel sant’uomo di Peppe D’Amico che rimarca periodicamente la segnaletica dei sentieri volevo vedere come ci arrivava!). Dice poi di voler vedere Zomaro  Gerace e la parte Grecanica.  Ha fatto non poca difficoltà a capire che da Cittanova non esistono autobus o altri mezzi per arrivarci.

A ben pensarci per vedere Gerace avrebbe dovuto prendere un autobus per Polistena  trovarne poi, cosa che io neppure so se esiste, uno per Locri e poi da Locri un autobus (se ne esistono) per Gerace, cose insomma da far passare la voglia a chiunque. Neppure ho provato a consigliargli la bellissima San Giorgio, il museo di Medma e neppure quello di Cittanova (chiuso e del quale ancora non conosciamo la sorte (promemoria: chiedere maggiori informazioni).

E comunque poco importa: le sue peregrinazioni stanno per finire. Cittanova, questa voce minuscola su una cartina geografica, è stata la sua ultima tappa “È tempo” afferma “di ritornare in Giappone e rimettersi in sesto”.

Scopro che nei giorni passati ha avuto la febbre. Così d’un tratto mi accorgo di non aver fatto una domanda fondamentale : “Ma quando stai male, come fai?”

“Sto calmo un paio di giorni e passa da solo”. Mi dice che non è mai entrato in una farmacia perché non saprebbe cosa comprare, i farmaci dal Giappone sono diversi e i farmacisti, a suo dire, farebbero una grande difficoltà a capirlo. Così, oltre ad un tetto sulla testa e al cibo, questi nostri pionieri dell’ospitalità frugale, hanno condiviso le loro medicine (e inevitabilmente i virus di Kasu).

In tutti questi anni la cosa che lo ha fatto soffrire di più è stato lo stomaco, se la mia comprensione dell’inglese non mi tradisce, che lo attanaglia da 14 mesi e mezzo a questa parte. Ha resistito al dolore e preso occasionalmente quello che gli veniva dato dagli ospiti, ma adesso sembra arrivato ad un punto in cui il solo riposare non basta.

“Ritorno in Giappone a farmi curare”
“E dopo ” domando ” ripartirai?”
“Non lo so, vedremo”.

Cosa mi ha lasciato

Se c’è una cosa che ho ammirato tantissimo in Kasu è il fatto di doversi affidare totalmente agli altri, non per scelta quanto proprio per vocazione. Non aveva paura di viaggiare in posti che non conosce e di cui non parlava neppure la lingua.
Funziona il suo modo di viaggiare? Il suo modo di essere privo di cose superflue?Assenza di superfluo che inevitabilmente si manifesta anche nell’animo?

Kasu ha condiviso il cibo di Rocco e Becky, una sera ha anche cucinato lui, ha usato la loro doccia, la loro lavatrice ha condiviso del tempo con loro stando seduto a bere del tè. Ha conosciuto me e mi ha arricchito, e io mi sono offerto di raccontare un pezzo della sua vita, quella che per me è di maggiore ispirazione, e che spero allo stesso modo, ispiri anche te.

Certo è, ribadisco, che questo modo di vedere il viaggio, questa strategia per creare “amici da ospitare” e non “ospiti da spennare“, potrebbe creare una grande e non troppo intrinseca opportunità di sviluppo per un intera comunità oltre che ad una esponenziale crescita personale.

Pensate 15 tedeschi in gita a Roma che finiscono per essere come mosche su un pezzo di carne qualsiasi. Cittanova invece, avrebbe  la possibilità e la cultura storica per prendersi cura di 15 tedeschi, cura umana prima ancora che turistica, fargli assaggiare il sapore dell’olio quello buono, la salsa di pomodoro fatta in casa, il formaggio che profuma di macchia mediterranea. Cittanova per sua natura, è un luogo fatto di gente semplice, conviviale, rispettosa per cui prendersi cura di 15 viaggiatori, farlo allo stesso modo di come ci occupiamo dei nostri cugini Milanesi della seconda generazione, sarebbe un investimento molto redditizio. La positiva recensione di 15 viaggiatori soddisfatti si tradurrebbero in un aumento di visite nei mesi successivi che andrebbe col tempo a creare un sistema di accoglienza sia infrastrutturale che economico (si economico) tanto da battere sul tempo, e contro ogni pronostico, i paesi a noi vicini.

Kasu, questo ordinato e discreto 21enne Giapponese insegna qualcosa di importante a tutti noi, e lo fa grazie all’ospitalità di due persone che non perdono energia mentale dietro all’Iphone X. Questo di cui scrivo, la storica e documentata visita di un Giapponese a Cittanova, è un piccolo miracolo, qualcosa che potrebbe non avere ripercussioni o che al contrario potrebbe generare qualcosa di inaspettato.

Ti consiglio di andare sul sito www.couchsurfing.com e dare un’occhiata. Io e Anna ci siamo iscritti. Vogliamo provare questo tipo di esperienza e poi magari metteremo anche la nostra casa e la nostra ospitalità al servizio di altre persone, per crescere come esseri umani e per contribuire in prima persona a  rendere ( forse)  più umano questo nostro martoriato pianeta.

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