-Sopravvivere al cancro-

Ci sono giorni che mi siedo sulla sedia alzo il volume delle cuffie poggio le dita sulla tastiera…e niente. Neppure una parola.
E poi invece ci sono volte che vorrei scrivere così  tanto che inizio addrittura dalla fine.
Come oggi.
E allora non c’è  bisogno neppure che io mi sieda.
Come adesso.
Anche se, dovendo essere sincero con te che leggi, non credo sia proprio un fattore casuale. Ci sono semplicemente  storie e storie, e questa che ti sto raccontando ha dell’epico. Prima però  di continuare a leggere, ti chiedo se ancora non l’hai fatto, di mettere un mi piace sulla Fanpage del Chijanista( e magari diventa follower su Twitter). Grazie.

E ora procediamo con la storia, siete pronti? VIA

Incipit

Molti avvincenti racconti iniziano in un giorno buio e tempestoso come questo,in un regno lontano e difficile come la Chijana. Quasi sempre il racconto continua con la narrazione delle avventure di “una” principessa. Questa storia invece di principesse  ne ha ben due: una ha lottato e vinto contro un tumore, l’altra ha una tale forza d’animo da sottrarre l’amata sorella alle grinfie del vorace mostro. Gli elementi credetemi ci sono tutti compreso un lieto fine.
Si si, hai ragione sto correndo troppo ma ho un forte prurito alle dita, sarà  meglio però  procedere con ordine. Carmela Centorrino è  una giovane donna che ad un certo punto della propria vita si trova a fronteggiar una grande sofferenza, ma a differenza di molti altri,  trova il coraggio di reagire e lo fa  proprio grazie alla creatura dia Zuckerberg. In una mattinata di Ottobre, quando il dolore per la malattia della sorella la sta per sovrastare mi dice di sentire come una molla scattare . Decide così  di aprire una semplicissima Fanpage, operazione che richiede al massimo 3 minuti. Il suo merito è  stato quello di  esser riuscita a  porsi l’unica domanda sensata: “Perché  continuare a morire di cancro?”
Prima della malattia della sorella non si era mai interesata ai tumori, e questo va sottolineato altrimenti si perderebbe il senso intero di questa  straordinaria avventura. Proporzioni e numeri da capogiro: 500 contatti nelle prime  due ore , arrivati a 800 entro la sera. Ora che scrivo siamo quasi a 9500 e ancora il numero aumenta. E poi articoli, interviste, convegni e televisione….
Carmela confessa che all’inizio era nel panico, non sapeva (comprensibilmente) cosa fare e come gestire questa affluenza. Oggi ha imparato e registra contatti che vanno dal Congo al Sud America.
Quale il merito di tale successo e quale il fine della pagina è  stato l’argomento della nostra conversazione.

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Il miracolo laicamente straordinario

“Credo che il tumore possa essere definito il male del secolo non ho statistiche in mano, ma sicuramente nella Chjiana lo è” e non solo, Carmela infatti mi dice che nella Chijana il tumore è  affiancato da malattie cardiovascolari. Io da profano non vedo il nesso, e accolgo la notizia come un semplice dato, drammatico si non è  il caso di perdere la propria umanità  ma, in quanto misurabile, tale.
La donna che ho difronte invece mi dice che entrambi nascono dalla stesa causa: “Esistono due tipi di diossina. Quella naturalmente presente e quella prodotta dalla combustioni di materiali prodotti dall’uomo. La causa di tutti i tumori della piana è  senz’altro l’inceneritore di rifiuti di Gioia Tauro. Perché  chiamarlo termo valorizzatore é  improprio: da quello che so dalla combustione dei rifiuti non si ricava sufficiente energia da giustificarne la presenza figuriamoci a chiamarlo Termo valorizzatore .”
“E allora “chiedo “che ce lo teniamo a fare?”.
Guarda fuori dalla grande finestra del Mcdonald e fa spallucce.
Signori e signori benvenuti nel circo dell’avarizia dove per il guadagno di uno/pochi muoiano in migliaia. Applaudiamo tutti insieme a questo/i stronzo/i.

A quanto pare il corpo riesce a smaltire in una certa misura la diossina prodotta dalla semplice combustione di arbusti, mente invece quella derivante dall’incenerimento dei rifiuti non solo non potendo essere smaltita viene accumulata, ma avvelena in primis le vie respiratorie e ciò  che incontrano lungo la strada. Alzi la mano chi di voi non conosce qualcuno con problemi di tiroide, o tumori al polmone di soggetti non fumatori o vittime di infarti “improvvisi”. Beh, se qualcuno ha alzato la mano ha una vita davvero straordinaria, la tenga stretta a sé il più a lungo possibile. Per gli altri invece sedetevi comodi e continuate a leggere.

Non stiamo parlando di sensazioni, ma di dati precisi. Il paradosso? Dove fallisce ARPACAL, istat e ministero, pieni di grandi specialisti strapagati, riesce invece una donna in preda allo sconforto su un divano di casa senza competenze matematiche o informatiche.
Il suo grande merito decretato dal successo della pagina ( SEO e Google Analitycs non sempre sono infallibili😒 ) e stato quello di ascoltare e soprattutto condividere.
Solo un fenomeno social? No, affatto: La piana di Gioia Tauro ci mette la faccia è  un vero e proprio fenomeno di massa, che ha raccolto un consenso davvero ampio, fatto di vite e persone vere e non di tasti di computer.

” U mali bruttu”

“Qualcosa sta cambiando. In silenzio, sotto sotto. Lo vedo continuamente. La gente prima si vergognava di avere un tumore tanto che lo si è  chiamato fin da subito “u mali bruttu” come se si potesse venirne contagiati solo chiamandolo col suo nome. Oggi invece le persone non usano più  giri di parole. Ora sia raccontare, condividere aiuta molto le persone. Ho scoperto un mondo parallelo fatto di solidarietà : è  brutto da dire ma prima pensavo che il mondo fosse cattivo… invece ho scoperto che è  meraviglioso e che è  fatto di persone straordinarie e altruiste. Uomini e donne sensibili e che si fanno forza l’un l’altro”

Vedo annuire Federica, e la guardo attentamente per la prima volta. Non ci voglio credere che stava per morire, che parlava con sua sorella dei vestiti con i quali voleva essere seppellita. Fatico a credere che dottoroni plurilaureati gli avevano dato un aspettativa di vita, due anni fa, di appena  tre mesi (Mi vedo costretto a mandare un sms al mio organo muscolare cavo : ” caro cuore resisti.ci vediamo più  tardi tvb ❤” Risposta: “ci provo ma stai invecchiando, fattene una ragione.tvb ank’io.”).

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Già  perché  gli uomini e le donne  riescono a comunicare meglio se si trovano in situazioni simili: la parola d’ordine ora è  condivisione. Non importa come e con quale mezzo, la cosa davvero importante e l’opportunità  di sostenersi dividendo il peso della malattia.
E Carmela di storie ne ha viste e condivise davvero tantissime, perché  alla fine credo che in ogni famiglia ci sia un cancro da combattere, o una tiroide che fa i capricci o peggio un infarto in soggetti sani.

Io e la definizione di solidarietà

La Parola solidarietà é  uno di quei vocaboli che ancora non so bene collocare. Provoca in me delle dissonanze interiori gravi ecco perché  non lo uso volentieri. Si aggiunge però  un altro interessante tassello alla sua  comprensione: questa parola dovrebbe servire a descrivere una particolare qualità  umana che si traduce anche in atti concreti. Un impulso se vogliamo che l’uomo ha verso qualsiasi cosa che vive ma che versa in condizioni non ottimali, e che lo porta ad  intervenire in un qualche modo affinché  questa condizioni cessi o si attenui.
Il loro racconto mi ha fatto molto riflettere. Lì per lì  ho subito risposto che il mondo continua ad essere cattivo perché  la gente si ammala comunque , ma avrei voluto mordermi la lingua. Ora a mente lucida ancora non so cosa ritengo giusto in merito alla sua affermazione che il mondo sia in realtà  un posto abitato da gente meravigliosa, ma spero con tutto il cuore che Carmela abbia ragione.

Andata e ritorno dall’Ade

Federica ha oggi meno probabilità  di riammalarsi di cancro di quante ne abbia io, ma in qualche modo il cancro lo porterà  con se a vita. Quando descrive a cosa si è  dovuta sottoporre io stentavo a credere che sia viva davvero. Un po come quando i compagni videro Enea ritornare dall’Ade così  anch’io stentavo a credere che una ragazza dall’aspetto tanto minuto potesse vincere una cosi ardua battaglia, certamente avere una sorella come Carmela ha contribuito, ma anche una massiccia dose di condivisione. Parlare, raccontarsi, mostrarsi, non sottrarsi alle attenzioni e accettare gli incoraggiamenti.
Chiedo se vi sia stato qualcuno che gli è  rimasto dentro, qualcuno cioè  di cui custodiscono il ricordo, insomma qualcuno che ha davvero fatto la differenza.
Sono entrambe concordi, un ricordo comune al quale cominciano a sorridere ampiamente.
” Vengo contattata sulla pagina da due ragazzi di Molochio in quei giorni devastanti in cui eravamo a Genova. Mi chiedevano se potevano passare dall’ospedale a fare una visita a Fede. La situazione era davvero grave, non sapevamo più  che fare. Mia madre non ha retto e  mio padre era una lastra di marmo. Arrivano in ospedale e mi portano un pezzo di pizza. Un gesto semplicissimo, ma molto molto importante perché  figurati se io pensavo a mangiare. (Vibra il mio smartphone: un sms “ciao Domenico sono ❤. Credo tu abbia una perdita nell’occhio. A dopo)
“Scusate un pò  di allergia alla polvere, prego continua pure”
” La ragazza entra in sala nonostante il divieto (ovviamente con i malati terminali una certa flessibilità è  segno di umanità  nda) e neppure si rifiuta di indossare tutti gli abiti protettivi. Da quel giorno in poi sono venuti spesso a darmi il cambio. E non finisce quì  perché ci hanno offerto  ogni altro tipo di sostegno. Loro si che hanno fatto la differenza ( ancora non ci credo che Federica sia viva nda).”

Ora parla Federica e questo  mi da la possibilità  di guardarla meglio. Ha gli occhi di un verde eccezionale e il suo volto è  ben proporzionato, parla poco ma scrive molto (e bene).
” Parlare con lei mi ha distratto dalla malattia non ci pensavo, mi faceva stare bene. Ma no solo lei: avevo molte amiche nelle mie stesse condizioni (SMS  ” Dome sono Cerebro, lascia stare la domanda che hai in testa: lei ce l’ha fatta conta solo questo.”). Parlavamo su cose che magari sembrano stupide ma erano per noi importantissime. Ad esempio ci scambiavamo i consigli su come disegnarci le sopracciglia, sulle terapie, su come ci sentivamo fisicamente oppure su come facessero alcune a resistere al prurito causato dalla parrucca. Io l’ho provata ma ho resistito appena 5 minuti. Ho preferito andare in giro con la testa dipinta, beh… leopardata”.

Motore  ciack! Parte il film mentale e vedo una ragazza con  borsetta , converse ai piedi e testa leopardata che passeggia sul corso di Gioia Tauro con il solo intento di riappropriarsi della propria vita facendosi beffa di una concezione ampiamente diffusa. Certo con una sceneggiatura così  la regia è  poca cosa.

E poi invece…

“Credo di essere ormai a prova d’urto.” dice Carmela ma la risposta che da alla mia successiva domanda dimostra inconfutabilmente che nessuno lo può  essere. Sollecitata quindi mi racconta la storia di una madre cui si ammala di tumore uno dei due figli. Stesso calvario, stessi ricoveri lunghi e dolorosi, stesso amaro pane reso tale dall’incertezza del tempo rimasto da condividere insieme… Però  la tenacia li ha premiati, ed il figlio guarisce. Cinque anni dopo si ammala l’altro fratello che però  purtroppo non ce la fa…

(Cercherò  ora di calibrare bene le parole, di non gridare al cielo e alle sue trame, di premere con delicatezza una lettera della tastiera una per volta. Non aggiungo nulla lettore mio perché  questo dramma è  talmente macchiavellico da lasciare interdetti.)
“Una volta una ragazza ha postato l’ultima foto fatta col marito prima che morisse di cancro. Tre mesi prima. Il giorno del loro matrimonio.”

Uno strano rossore intorno agli occhi parse coglierci, rossore che ci fece voltare tutti in direzioni diverse.

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Quando sono partito col Blog volevo raccontare una Chijana bella e paradisiaca,  un luogo perfetto dove crescere e vivere, ma ho incontrato qualche difficoltà strada

facendo… Quello invece che mi viene bene è  raccontare un pezzo di vita (il pezzo che entra in un ora di conversazione) di persone che fanno cose straordinarie. Si lo so anch’io che quando qualcuno si racconta omette le parti peggiori, ma in questa storia che c’è  da omettere? Una tenace donna che non si è  sottratta alla sofferenza altrui, che passa ore al telefono a parlare con chi ha bisogno di una persona con cui sfogarsi, che nei momenti liberi (oltre al lavoro ordinario é  una mamma di successo e una moglie molto amata nonché  a sua volta figlia e sorella )va in visita alle persone che vede sulla pagina per

rendere fisico un post su Facebook,  tutto senza trarne alcun guadagno: trovate qualcosa da omettere!

Il dono di Adamo

Amo le persone ecco perché  le fotografo e le racconto.
Amo la vita in generale e chi non la getta nel tombino.
Amo la razza umana nelle sue abissali contraddizioni. Una razza nata da un atto di ribellione che in barba ai precetti coercitivi  ha creato cose inimmaginabili (in ambo le direzioni purtroppo, e forse appunto ancora più  grandiose).
Le donne che ho difronte ne sono un esempio calzante.
Carmela ad esempio ha riempito il proprio posto nel mondo non l’ha solo occupato mentre Federica il proprio diritto alla vita l’ha addirittura reclamato con le unghie e con i denti.

Già  lettore, molto è  stato scritto su questa storia è  vero, ma io ho avuto qualcosina in più: io le ho viste insieme. Ho visto due amiche le cui anime come fili colorati si intrecciano ed interagiscono creando arcobaleni di speranza e vitalità.
Si amici miei, speranza. Perché oggi più  che mai dal cancro si guarisce, e a dirlo mi pare ovvio non sono io. Carmela lo dice con una ferma sicurezza, aggiungendo che “mai come ora siamo vicini ad una cura”.

Se lo dice lei, non posso che crederci.

Ammenda

So di essermi dilungato più del solito e ancora peggio so (ora che ho finito di raccontarti ne ho la certezza) di essere andato un pò  oltre. Avrei forse dovuto raccontare l’attività  di Carmela e Federica in concreto, il loro contributo alla ricerca, il loro impegno nella creazione del Registro Tumori, i loro progetti futuri, ma io avevo deciso cosa  scrivere nel momento stesso in cui sono rientrato in macchina e non volevo trasmetterti solo parole quanto invece il loro esempio, quello che fanno e che non si vede, quello che inevitabilmente condizione ed ispira le persone che le circondano perché  sono straconvinto che l’esempio racconti più  di 4000 battute su un foglio.

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