-IL PAESE DEINPORTONI VACANTI-

Affermare che il tempo trascorra inesorabile è  una cosa relativamente semplice ed innocua, rendersene conto invece è  ben altra faccenda. Stare seduto sui gradini di casa, come me in questo momento, e guardare le proprie ciabatte è  una cosa che fa succedere qualcosa nell’anima.
Cosa hanno le mie ciabatte? Sono di un tipo ed una forma che un paio di anni fa non avrei neppure degnato di uno sguardo casuale. Ora le indosso.
E non sono solo le ciabatte ad essere cambiate in me, proprio no. Credo lo siano più  cose di quelle che riesco a riconoscere.
Prima del prossimo disastroso paio di ciabatte  ci sono alcune cose bizzarre che vorrei fare. Una su tutte? Fotografare portoni vecchi!

wpid-mg_2003.jpgPerchè fotografare portoni vecchi?

Magari con tutte le belle cose che popolano il nostro amato paese, con la maestosa villa che a chiunque da bella mostra di se, con le numerose fontane, le maestose chiese, perchè proprio ai vecchi portoni abbandonati?Non vi è nel mio progetto nulla di polemico, ne tantomeno provocatorio, ritengo che il “vecchio” eserciti una particolare e circoscritta pressione sull’anima dell’uomo.Durante la fase di raccolta delle immagini, ho scoperto cose che per 30 anni mi erano sfuggitee davanti alle quali ero passato centinaia di volte: ad un certo punto della mia vita si sono spontaneamente mostrate.

Cosa ho trovato?

Molte cose a Cittanova sono andate avanti, e altre si sono arrestate. I vecchi portoni non sono riusciti ad entrare nel mondo nuovo, e hanno finito così di osservare le vicende domestiche. Oggi, nel già futuro, appaiono come travi marce e tarlate, come pittura scrostrata e sbiadita  che si ancora disperatamente all’ unica cosa che ha conosciuto da vicino.Perchè ad un certo punto, nel momento di maggiore stasi per le speranze, wpid-mg_1415.jpgil futuro si avvicina con più lentezza, mentre il passato si dilata, ed ecco che in questi rari casi, ciò che è stato sopraggiunge con effetti imprevedibili. Perchè possiamo tradurre le sue immaggini, o farci da esse sopraffare. Così come il corpo rigenera le proprie cellule anche il nostro paese necessita di una rigenerazione, e per farlo deve tirare le somme del proprio passato: guardare avanti e dimenticarlo, o cercare di riesumarlo assumendosene però i rischi. Quello che ho visto, e lo dico senza rammarico, non è un centro storico, ma un centro “vecchio”. Credo che l’uso del termine quindi, sia per lo più improprio, asservito alle necessità di questa o quella amministrazione. Misterioso, inquietante, nostalgico, putrescente, vecchio dicevo, ma non per questo meno affascinante, custode di una bellezza sottile e decadente, che ammalia e avvince.

Come le sirene di Ulisse: dal pessimo aspetto ma dall’irresistibile attrattiva

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Ho provato grande serenità nel percorrere le vecchie vie, fermandomi davanti a queste vecchie porte, lasciandomi invadere dai colori che se oggi appaiono forti, un tempo dovevano esserlo doppiamente.Mi sono divertito ad assaggiare l’acqua delle numerose fontane, con piacere dimenticato mi sono altresì intrattenuto con persone che non conoscevo scambiando parole che in circostanze diverse sarebbero state bollate come futili. Nei miei interlocutori tuttavia, mal celata, aleggia una certa rassegnazione al “vecchio”, come se ciò che oggi decade dovrà farlo per sempre, fin quindi al totale annichilimento. wpid-mg_1396.jpgQuesto mi ha doppiamente convinto a continuare nella mia opera, non solo quindi per un mio particolare piacere artistico, ma anche per la necessità di perpetuare qualcosa che sta morendo lentamente. Questi vecchi portoni, a conti fatti, non raccontano solo lo scorrere del tempo, ma mostrano inconfutabilmente l’apatia dei proprietari, la terribile stasi nella quale sono caduti, il loro estenuante sforzo nel trattenere a sè qualcosa di materiale e lasciarlo deperire lentamente piuttosto che cederlo per vederlo ancora rivivere. Preferire il sepolcrale olezzo di una casa chiusa ed umida sulla coscienza piuttosto di un guadagno che non risponde alle aspettatite. Ma quali e in nome di cosa?

Il futuro dei portoni…

Quando cadranno le case e le travi cederanno sotto il loro stesso peso, quando i portoni saranno scardinati dalla rugine, invocheremo ancora lo “storico” per giustificare un’avarizia fisica che malcela una povertà interiore? Quando le case saranno inutilizzabili ad eserciatare la loro primaria funzione e andranno abbattute e non vi sarà denaro per ricostruirle né figli che le occupino, a cosa sarà servita la nostra comune avarizia? Cittanova si espande, ma svuota il suo nucleo, come una bottiglia alla quale viene fatto un secondo foro alla base, dal quale inarrestabile è il flusso di liquido e altrettanto vana l’attesa che ne rimanga qualcosa per la prima apertura. In questo scellerato egoismo perdiamo tutti qualcosa.

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… ed io

Più guardo le mie foto, più mi convinco di aver servito bene il mio Intelletto e la mia comunità fermando per sempre un momento preciso che di per se non ha nulla di speciale, ma che non di meno, merita di transitare ulteriormente nel tempo. Perchè anch’io, alcune volte mi sento un portone vecchio. 

Mi sento come un confine verticale tra il dentro ed il fuori, tra ciò che è certo, come il tepore domestico, e ciò che non lo è, come il vasto e sconfinato mondo. Mi sento come se dovessi nascondere le maree interiori, trattenerne l’impeto. Anch’io come tutti ho paura di essere lasciato fino alla fine in balia del tempo, strapazzato dalla pioggia e dalla dannata umidità di Cittanova.

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