-Terror 2015: NEANDERTHAL pt II –

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Buongiorno ANSA

“Incendiata automobile assessore comunale”

Apprendo la notizia mentre mi trovo a Rosarno dopo una fugace visita alla mia pagina Facebook. Rimango attonito.
Ho conosciuto Francesco in maniera ufficiale grazie alla mia veste di Vicepresidente  di PraticaMente, l’ho rivisto in varie altre occasioni tanto da dimenticare ben presto  il suo ruolo istituzionale, coltivandone il rapporto per il semplice gusto di un’interlocutore piacevole.

Ho come tutti, una serie di reazioni incontrollabili.

Traggo un respiro rassegnato, quieto le emozioni ed il pensiero si focalizza subito sull’uomo Francesco Bonelli. Cosa prova? Come si sente?

Non sento il bisogno di sapere chi è  stato, né  di incolpare nessuno, ma solo un gran bisogno di comprendere se nel 2015 una tale minacciosa manifestazione di dissenso abbia il valore che avrebbe avuto 60 anni fa. Una grande curiosità  verso l’uomo Bonelli mi spinge a ricercare il suo numero nella rubrica.

Lo incontro due giorni dopo, a Polistena. I tratti del viso tesi, stanchi, gli occhi di chi è  attento ad ogni rumore. Mi sorride, e vedo in lui qualcosa che non so definire se non alla fine delle due piacevolissime ore passate insieme a chiacchierare: una rinata determinazione.

Una società  complessa

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Iniziamo quasi subito a parlare dell’accaduto. L’Assessore non si scompone, è  metodico e e preciso. Lo fermo subito chiedendo non dei fatti, le cose succedono e non possiamo né  prevederle né  comandarle, ma di lui, di ciò  che questa cosa ha prodotto nella sfera degli eventi dei quali ha piena consapevolezza.

“Francesco, tu come ti senti?”

“Deluso” dice “deluso non per la macchina (mi confessa che è già la seconda) ma perché se un amministratore svolge al meglio il proprio compito nell’interesse della collettività, con onestà e impegno, perché dovrebbe essere oggetto di tali intimidazioni? Questa cosa ha colpito me materialmente ” si ferma indicando con le mani intorno a se “ma idealmente e moralmente tutta la comunità di Rosarnesi onesti: é  da essi  che mi aspetto un sentimento di rivalsa  nel pensiero e nelle azioni, per cercare di isolare definitivamente questi fenomeni, e tramite fatti concreti correggere tutti quei momenti  di trasgressione delle regole civili e morali “.

Da lì  parte una lunga digressione sullo stato di Rosarno, dialogo che non sto quì  a riportare, ma alla fine del quale capisco cosa intende per “deluso”: in quanto amministratore cura gli interessi del cittadino e la sua “coscienza” parola che ripeterà  spesso, non gli lascia alcun dubbio sul proprio operato.

MI CHIEDO:

se un amministratore svolge al meglio la propria mansione, perché  dovrebbe essere oggetto di tali intimidazioni?

Rosarno è  una città complessa e fortemente contraddittoria dove convivono uomini e donne dalle svariate etnie. Basti pensare alla vastità  del continente Africano, dove fra Nord e Sud  ‘unica cosa in comune é  il colore della pelle e nient’altro, un po come un Siciliano e un Belga. Quindi non è  solo un problema di convivenza tra culture diverse e a volte opposte nello stesso piccolo e scomodo territorio,quanto una lotta intestina tra mentalità : quella “progressista” e quella “conservatrice”. E fin quì  nulla di anomalo se non fosse che quella “conservatrice” non si ispira nel suo modello a principi di convivenza pacifica e partecipata, ma a tutta una serie di valori mal interpretati e del tutto deviati.

Credo di capire che vi è  una parte di popolazione che non vuole rinunciare a perdere quello status che a proprio modo ha guadagnato, creando come uno stato nello stato che risponde a regole proprie. Un equilibrio fisiologico se vogliamo, che saltuariamente viene disturbato da una terza parte che porta il nome di Stato.

La contrapposizione che mi fa notare Francesco è  fra mentalità,  una guerra silenziosa che purtroppo pende a favore di quella deviata che ha dalla sua, paradossale è  persino scriverlo, una maggiore operosità rispetto a quella sana. Mi vado a spiegare (credendo di aver bene capito il concetto) : la parte “malsana” esercita con maggiore presenza il proprio controllo, si appropria delle menti stravolgendo la percezione della realtà. Come se le menti fossero entrate in una specie di catalessi,  una inoperosità resa dorata dal fatto che sia largamente condivisa  ” Ho passato tanti anni in una gabbia d’oro. Si forse bellissimo, ma sempre in gabbia ero” (mi taglierei le mani nello scriverlo ma è  l’unico esempio che mi viene in mente, scusa Tiziano ma siamo su due terreni musicali opposti).

Come accade nello spazio dove in assenza di gravità  le cose si comportano in maniera diversa così  in un sistema dalla gravitazione alterata le cose funzionano un pò  al contrario. Succede che  cose scontate come una sosta con l’auto, il parcheggio, l’uso dei contenitori appositi per le cartacce e  le regole di buon vicinato, diventano traguardi lontanissimi, cose rivoluzionarie, cambiamenti troppo epocali, che finiscono per spaventare oltremisura.

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Solidarietà  concetto e funzione

Guardando su internet e non disdegnando i più  diffusi quotidiani locali, mi accorgo del grande eco che la notizia ha avuto.
Una delle parole maggiormente usate da tutti è  “solidarietà”.  Conosco ovviamente il significato, tuttavia non riesco a capire la sua funzione in questo frangente (sarò  limitato io, o sarà  un po di ipocrisia dilagante, chissà ).

Colgo la palla al balzo proprio mentre mi stava elencando le “numerose attestazioni di solidarietà ricevute” chiedendo in maniera molto franca, e usando la lingua dialettale che in effetti in certi attimi  è  molto più  incisiva:” Ciccio ma chi è  sta Solidarietà? Si mangia?”.

Ridiamo entrambi proprio e in quel sorriso emerge l’uomo. Mi confessa che i effetti anche lui se lo è  chiesto. Credo di capire dalle sue parole che esistano due tipi di solidarietà : quella umana e quella politically correct. Cioè  quella che ha finalità  di sostegno morale alla persona,  e quella che serve a far apparire un trafiletto col proprio nome in un articolo nel quale  altrimenti non sarebbe neppure menzionato.

Mi fa notare che quando si finirà  di parlare di questa cosa , rimarrà  solo ” la mia macchina bruciata, il muro annerito e la finestra da cambiare. Ritorno alla normalità  dove c’è  Francesco che continua a battersi per il proprio paese mentre gli altri vegetano e sopravvivono”.

Caro lettore del blog, posso testimoniare che le sue non sono propaganda ne frasi fatte:  la persona che ho difronte crede davvero in un nuovo corso delle cose cittadine, anche se comprensibilmente il fumo dell’auto in fiamme allontana questa visione.

E tu lettore cosa avresti fatto al mio posto?Al posto di un Chijanotu curioso?

Pericolo inaspettato

Lo vedo girarsi di scatto e controlla spesso il cellulare. Gli chiedo quindi se si sente in pericolo. Mi guarda fisso negli occhi con una fermezza che gela, e mi risponde che tutta l’attenzione ricevuta lo fa sentire in pericolo, di quel pericolo “inaspettato”.
Mi confida che anche a Roma, negli alti palazzi, si è  parlato di lui, e questa cosa non lo lusinga affatto.
Evidentemente si è  accorto che ho prestato attenzione alle numerose volte  che guardava il cellulare, fa una cosa che nessun politico sulla terra farebbe: mi da lo smartphone in mano.

Capirai il mio imbarazzo, ma la curiosità alla fine vince: una serie di messaggi di parenti e amici, che negli attimi della nostra conversazione volevano essere ragguagliati circa le sue condizioni più  una serie svariata di altre personali preoccupazioni.

“Capisci”- mi chiede- ” cosa intendo?”.

Capivo.

“Io non sono un politico”

Stuzzicato  nel mio lato umano, e percependo come sincera la sua paura per il futuro  chiedo tutto d’un fiato ” Assessore, ma chi te la fa fare?” Dopotutto penso, il paese si è  dimostrato apatico, i pochi euro che prende da Assessore non  ripagano affatto lo sforzo, ha perso due macchine e suo padre lo chiama più  ora per accertarsi del suo stato di salute di quando era adolescente.

Bonelli si guarda le mani mentre le muove tese, poi mi guarda fa per parlare, e riguarda le mani. Lettore, sai cosa mi risponde?
“Mi faccio questa domanda tutti i giorni da casa mia al comune”.

Cala il silenzio, l’arguzia di un blogger dilettante non può  nulla contro la sincerità di un uomo.

“Francesco” dico sussurrando e sporgendomi verso lui ” ma allora perché  non lasci la politica?” Credevo avrebbe risposto con una frase fatta e altisonante e invece sorride e dice “Io non faccio politica.  Io faccio il cittadino, e da questa carica non mi posso dimettere. Ognuno di noi nasce con diritti e doveri. Ho scelto di mettere da parte i diritti e assumermi i doveri di chi li rifiuta”.  Accenno una seconda domanda ma intuisce e anticipa “non è  un martirio volontario. Un martire non  serve a niente. Certe cose vanno fatte, punto e basta. Non per il partito, non per la gloria ne per l’ego. Rosarno deve cambiare, deve vincere le sfide moderne, quelle sulle quali si gioca il futuro.”
“Quali?” chiedo.
Lui non ha dubbi: differenziata, trasparenza e rapporti umani.

 

Se tutti avessero una coscienza

img_4618La discussione procede in maniera lieta. Francesco Bonelli ha in fondo il mio stesso sangue chijanotu, parliamo la stessa  lingua e amiamo profondamente questa terra. Nonostante tutto, ha ancora uno smisurato amore per il suo paese e quando parla del lavoro che sta facendo all’interno delle scuole si illumina.

Non si spreca poi in lodi verso Cittanova: per la differenziata,per il modo in cui vengono applicate le regole, per la trasparenza di gestione (come dico sempre non è  solo “il paese dei portoni vacanti” ma anche la Dresda del sud ).

Trovo fra queste parole il modo di inserire un’altra mia domanda “Assessore, ma stai facendo un buon lavoro?”. Poggia allora entrambe le mani sul tavolo e dice con una voce tale da essere udito persino dagli altri commensali ” La mia coscienza dice di si”.
Vacillo.
Ho bisogno del vocabolario  devo controllare accuratamente, poiché  la persona che ho difronte mi vuole far  credere  di avere un dialogo con un qualcosa di invisibile, che non solo lo osserva e ne giudica il comportamento, ma gli risponde pure. Certo deve essere questa coscienza qualcosa che mal si lega alla politica. Credo   che provochi insonnia, emicrania, puzza di plastica bruciata e una punta di gastrite. No, in effetti coscienza non è  una parola molto in uso.

Paura ma non solitudine

Francesco Bonelli non è  un uomo solo e non lo è  neppure l’Assessore. Verso la fine della nostra conversazione, quando i commensali pagano il conto e sui tavoli rimangono le tazzine svuotate del caffè, sembra volermi dare una speranza,(lui a me e non il contario) e mi parla di quell’altra parte di Rosarno,  quella che non si è  solo limitata alle “attestazioni di solidarietà ” ridiamo, ma a quelli che sono andati a dirgli  “Assessore andate avanti per la vostra strada per favore non vi lasciate intimidire”.

Caro lettore come un  bravo regista ho tenuto fino all’ultimo il colpo di scena:  Francesco Bonelli, neppure ci ha pensato a mollare tutto, e si dimostra indifferente all’ago della bilancia che a conti fatti (da me in effetti) pende inequivocabilmente  verso il lato opposto. Dimissioni é  una parola bandita dal nostro tavolo il cui solo suono provoca in lui una smorfia di disgusto.
Confida di aver paura, di svegliarsi la notte ad ogni minimo rumore, di preoccuparsi di qualche sguardo in più,  di non sapere di chi fidarsi, né in effetti se e quanto la sua stessa vita sia in pericolo, e nonostante tutto, nonostante il peso di cose che io faticherei a sopportare dimostra una fermezza che rasenta l’incoscienza.
Sono incuriosito sempre più  dalla mente umana e dalle straordinarie  cose che produce, solo che per farlo ha bisogno di nuova energia.
” Dove trovi la forza per continuare ad amministrare?”domando.
“Cerco di trasformare questa cosa in una spinta. Esercito un controllo severo sulle cose che posso comandare, sui miei pensieri e su ciò  che sento. Non mi faccio distrarre, come ti dicevo, questa per me è  una spinta ad andare avanti.”
La risposta è  convincente ma non credo sia sufficiente,  almeno per me non lo sarebbe stato. Sento che c’è  qualcos’altro, e scavando ne ho conferma: quella forza che lo muove proviene dagli scolari che segue in quanto preposto alla loro istruzione ( ovviamente nel limite delle competenze comunali, che se pur non molte sono quelle maggiormente incisive). È  in quest’ambito  infatti che ha ricevuto le più  grandi soddisfazioni,  nel quale ripone appieno le proprie speranze.

Non a caso il giorno dopo l’incendio si è  recato presso la scuola elementare ad organizzare le attività  programmate come se nulla fosse, ma è  chiaro a riguardo”Non sono un eroe”.

Prima di lasciarci mi fa partecipe di un ricordo personale, una cosa che , ancora una volta, un politico non farebbe mai.
“Quando ero ragazzino ho frequentato gli scout, e ancora mi sento tale. Mi ricordo quando col berretto in testa ed il foular dissi questa frase:

prometto di fare sempre del mio meglio nel migliorare me stesso ed aiutare gli altri.

Ed io”dice ” adempio  ai giuramenti. “

Tanto scritto ma molto taciuto

Mi accomiato dall’assessore con un ultima richiesta: dopotutto anche la mia reflex vuole dire la sua_MG_2619
Lo saluto ed è  solo un arrivederci.
Rosarno destati, stringiti attorno a tuo figlio.

Francesco  Bonelli,  l’Assessore che non è  un politico, un Argonauta che non è  un eroe: un illuso forse, ma non un credulone. Il miglioramento della vivibilità  è  dietro l’angolo, e poco importa se sia solo lui a vedere tanto lontano, l’importante e che non rinunci a portare con se quante più  persone possibili.

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